Nel settore della “raccolta fondi” si registrano quotidianamente nel nostro Paese alcuni importanti fenomeni: dall’aumento delle donazioni a favore di cause sociali alla crescita del numero delle organizzazioni non profit che, raccogliendo fondi presso diversi pubblici (enti, aziende, singoli cittadini, associazioni, ecc), offrono sostegno a coloro che vivono situazioni di disagio, povertà, malattia e/o sono vittime di disastri naturali.
Tutti ricordano le truffe messe in atto in occasione dell’Operazione Arcobaleno o le donazioni truffa via SMS attivate post-tsunami, il terremoto in Asia. Non passa inoltre giorno senza leggere sui giornali una delle seguenti frasi: “Incasso interamente devoluto in beneficenza”, oppure “Spettacolo teatrale con raccolta fondi” o ancora “L’incasso, detratte le spese organizzative, sarà devoluto a favore di….”. Quasi sempre, tranne alcune lodevoli eccezioni, si tratta di associazioni a delinquere.
Se una delle più grandi sfide della società occidentale è quella di far convivere interessi con ideali, profitto con rispetto della persona, come può il singolo cittadino, la singola impresa, la singola organizzazione, difendersi da proposte che niente hanno a vedere con la beneficenza e/o distinguere proposte responsabili da progetti fraudolenti?
Come trovare una risposta a queste domande senza danneggiare l’Italia generosa che si occupa e preoccupa degli altri nonostante le difficoltà della situazione economica e le accese discussioni etiche, un’Italia che ha fatto del dono e della gratuità una prassi quotidiana e uno stile di vita? Come cercare di non rompere quel capitale sociale, quella fiducia che lega gli italiani generosi alle persone svantaggiate e bisognose di cure e attenzioni?
Ogni anno 29 milioni di italiani fanno almeno una donazione a una organizzazione non profit. A questi si devono aggiungere oltre 2.000 imprese impegnate in programmi di responsabilità sociale e circa 3.500 fondazioni.
Se vogliamo che le donazioni siano continuative, si deve soddisfare il diritto di tutti a sapere che la generosità è in buone mani. Si devono fornire garanzie sulla serietà e sulla qualità dell’organizzazione a cui si destinano piccoli o grandi contributi. Teniamo presente che il fattore fiducia, importante per le singole persone, diventa essenziale per le imprese e le istituzioni che erogano fondi.
Da qualche anno si può donare con fiducia: l’Istituto Italiano della Donazione, con i suoi strumenti e le sue verifiche, ha infatti la missione, da una lato, di rassicurare il donatore e, dall’altro, di aiutare le organizzazioni non profit corrette a qualificare la loro attività. Voluto da tre importanti organizzazioni quali il Forum permanente del Terzo Settore, Sodalitas e Summit della Solidarietà, l’Istituto ha l’obiettivo di portare maggiore chiarezza in un ambito, quello della donazione, che in questi ultimi anni è cresciuto grazie a forti spinte emotive più che per scelte razionali. Oggi, chi fino a ieri donava accontentandosi di informazioni raccolte da amici o cercandole sui giornali, può scegliere “a chi donare” anche in base alle verifiche di un Istituto super partes, che effettua questa ricerca ex ante per lui.
Per meritare il marchio ufficiale dell’Istituto le organizzazioni non profit devono dimostrare, attraverso una serie di verifiche, che i loro standard gestionali rispondono a criteri di trasparenza, credibilità, onestà: valori sempre più importanti che chi dona vuole trovare nell’organizzazione beneficiaria e che l’organizzazione deve quindi mettere al centro del proprio operato. Da oggi noi cittadini abbiamo quindi a disposizione una garanzia in più per sostenere cause umanitarie, civili o ambientali.
Per rafforzare il rapporto di fiducia tra chi dona e chi riceve, l’Istituto Italiano della Donazione propone quattro semplici principi. Innanzitutto la ricerca/verifica di una coerenza tra la promessa e il progetto da realizzare; in secondo luogo l’efficienza e l’efficacia gestionale e organizzativa; in terzo luogo viene valutata la verità e la completezza dell’informazione. Il quarto principio di valutazione riguarda la puntualità nella rendicontazione al donatore.
Grazie all’opera di questo Istituto è possibile salvaguardare la fiducia tra le persone e le organizzazioni, bene prezioso che ci dovrebbe far pensare ad una società più consapevole e responsabile; una società generosa, ma che vuole chiarezza e trasparenza.